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La Necropoli di Santu Pedru ad Alghero: un viaggio nella preistoria sarda.

 

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A pochi chilometri da Alghero, immersa nel paesaggio selvaggio della Nurra, si trova la Necropoli di Santu Pedru, uno dei siti archeologici più affascinanti della Sardegna. Scavata nel tufo trachitico di una collina, questa necropoli prenuragica racconta una storia millenaria, legata ai culti funerari e alle tradizioni delle antiche comunità sarde. Scoperta casualmente nel 1959 durante i lavori per l’acquedotto di Alghero, oggi è candidata alla Tentative List UNESCO per il suo eccezionale valore storico e architettonico.

La struttura e le tombe

La necropoli è composta da dieci domus de janas (case delle fate, secondo la tradizione popolare), tombe ipogeiche scavate tra il 4300 e il 3500 a.C., durante la cultura di Ozieri 37. Le sepolture sono disposte lungo il pendio del Monte Santu Pedru e presentano una planimetria complessa:

  • Tomba I (detta “dei Vasi Tetrapodi”): la più monumentale, con un lungo dromos (corridoio) di 16 metri, nove celle e pilastri scolpiti nella roccia. Deve il suo nome ai vasi a quattro piedi rinvenuti qui, unici nel loro genere.
  • Tomba III: la più vasta (161 mq), con 13 celle e un dromos ricostruito in tecnica megalitica.
  • Tomba IV: trasformata in chiesa rupestre nel VI-VII secolo d.C., dedicata ai santi Pietro e Lucia.

Elementi architettonici come false porte, protomi taurine (simboli legati al culto del toro) e tracce di ocra rossa sulle pareti rivelano un legame simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti.


Un sito stratificato: dalla preistoria al Medioevo

Gli scavi hanno dimostrato che la necropoli fu utilizzata per oltre 5.000 anni, dal Neolitico all’età medievale:

  • Fasi principali: cultura di Ozieri, Filigosa-Abealzu, Monte Claro, Campaniforme e Bonnanaro (Bronzo antico).
  • Reperti eccezionali: ceramiche campaniformi, vasi tetrapodi e oggetti funerari oggi esposti al Museo Archeologico di Alghero e al Museo Sanna di Sassari.

Visita alla necropoli

Oggi il sito è accessibile solo su prenotazione con visita guidata, a causa della fragilità degli ipogei e del percorso impervio. Punti salienti:

  • Tomba I: l’anticella semicircolare con tracce di pittura rossa e la cella principale con pilastri e falsa porta.
  • Tomba X: isolata rispetto alle altre, con un focolare rituale scolpito nel pavimento.
  • Il nuraghe sulla sommità della collina, purtroppo inagibile per crolli.

Curiosità: durante “Monumenti Aperti” (2017), le visite erano limitate a 20 persone per gruppo, sconsigliate a chi soffre di claustrofobia.


Santu Pedru nel contesto archeologico sardo

La necropoli non è isolata: a soli 15 km si trova Anghelu Ruju, un altro sito funerario di grande rilevanza, mentre a Putifigari spicca S’Incantu, la “tomba dipinta” di Monte Siseri. Questi siti testimoniano l’importanza della Nurra come crocevia di culture nel Mediterraneo preistorico.


Conclusione
La Necropoli di Santu Pedru è un libro aperto sulla preistoria sarda, dove architettura, arte e rituali si fondono in un racconto ancora vivo. Un luogo che invita a riflettere sul rapporto tra vita e morte, tra umano e divino, e che merita di essere preservato come patrimonio dell’umanità.

Per organizzare una visita:

  • Contattare +393294385947

“Qui, tra le rocce trachitiche, il tempo sembra essersi fermato, e le domus de janas sussurrano storie di un passato lontano.”

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