
Il Comune di Sennori, incastonato in una cornice paesaggistica mozzafiato nel Nord Ovest della Sardegna, è uno scrigno di tesori archeologici, storico, naturalistici. Grazie alla sua posizione geografica strategica si “Degusta Sennori” a tutto tondo. Il piccolo borgo si propone come “Paese Ospitale ed Esperenziale” pronto ad accogliere turisti in cerca di ambienti rilassanti, ricchi di tradizioni, di storia, di cultura e di esperienze enogastronomiche specie con l’oro della Romangia: il Moscato DOC di Sorso Sennori.
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Il primo comune in Sardegna (1987) ad aderire all’Associazione Nazionale “Città del Vino” è Sennori detto Sènnaru in sardo e Sènnari in sassarese, con circa settemila abitanti. Il panorama è incantevole, si estende dall’Asinara a Castelsardo da una parte e dall’altopiano di Su Nuraghe dall’altra in un costone calcareo suggestivo. Grazie alla posizione strategica, può essere facilmente raggiunto dall’aeroporto di Alghero, dal porto di Porto Torres, a pochissimi km da Sassari, dal Parco dell’Asinara, Stintino, Castelsardo e da Platamona.
Punto nevralgico della regione storica della Romangia, che deriva da Romania, “le terre conquistate da Roma”, in antitesi alla Barbaria, è una zona geografica del Logudoro, che nella lingua sarda vuol dire “luogo dorato” in quanto considerata la parte più fertile, ricca e vivace. Sennori custodisce interessanti risorse per tutti i gusti naturalistici, culturali ed enogastronomici.
Troviamo siti archeologici che si distinguono per pregio, unicità e contesto ambientale, come la tomba di giganti di Oridda e le domus de janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale. Caratteristico il centro storico con chiese e fontane caratteristiche. Durante le feste si possono vedere le persone in Costume tipico ornato da gioielli in filigrana che sfilano e fanno balli tradizionali. Sennori vanta anche l’arte dell’intreccio con l’artigianato locale con cestini forgiati da abili mani. Prodotti enogastronomici tipici anche direttamente presso i produttori, ascoltando l’idioma Sennorese che è una variante del sardo logudorese.

Partiamo dalla tradizione Vitivinicola
La tradizione vitivinicola a Sennori è una delle più antiche e affascinanti del nord della Sardegna. Il vino di queste parti è specialmente il Cannonau, il Vermentino, ma soprattutto l’oro della Romangia: il Moscato DOC di Sorso Sennori. Il moscato nei ricordi dei vignaioli era il dono Natalizio più comune. La sacralità di questo nobile vino era suggellata anche dalla destinazione che quasi tutti i produttori facevano. Donavano una parte della loro scorta alla Parrocchia del paese affinchè il vino potesse essere utilizzato per la celebrazione della messa. Nei registri parrocchiali si annotavano le donazioni di moscato fatta al parroco con un misto di devozione e di buon auspicio.
VITIGNO
Il Vitigno del Moscato era presente già al tempo dei romani. Veniva chiamato vitis apiana in quanto uva prediletta dalle api per la dolcezza dei suoi acini. Lo stesso termine moscato, in analogia al nome latino, potrebbe derivare dalla attrazione che queste uve molto zuccherine esercitano sulle mosche. Questo vitigno è presente in quasi tutte le aree viticole del Mediterraneo. In Sardegna lo troviamo prevalentemente nei terreni calcarei e soleggiati del basso Campidano e della Romangia e sui substrati granitici della Gallura.
Il Moscato
Il Moscato viene prodotto a partire dalla varietà più diffusa in Europa, ossia dal Moscato bianco, presente in tutta Italia. Si può trovare nelle tre declinazioni: classico, passito e spumante, può essere prodotto solo con le uve coltivate all’interno del territori di Sorso Sennori, così come l’imbottigliamento.
Il Moscato di Sennori detto anche “Muschadellu” o “Muschadeddu” in Sennorese, è un vino che incarna l’anima e la storia di un territorio ricco di tradizioni e di cultura vinicola, è un prodotto antico e moderno che si fonde dal 1972 con la Denominazione di Origine Controllata, (Disciplinare di produzione della Doc: Moscato di Sorso-Sennori D.O.C. Prima approvazione con D.P.R. 31.03.1972, G.U. 193 del 26.07.1972 ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014) emblema delle più preziose singolarità organolettiche e sensoriali.
Descrizione e abbinamenti
Le uve Moscato, grazie all’intensa e prolungata maturazione al sole, giungono alla vendemmia ricche di zuccheri, aromi e profumi varietali. Il vino si presenta con incantevoli e luminose, spesso brillanti, tonalità ambrate, un ampio e ricco profilo aromatico di legno di rosa, frutta candita, mandorle caramellate, uva passa e mosto cotto, fichi secchi e confettura di albicocche. In bocca richiama in maniera ancora più marcata le intense sensazioni percepite al naso. Squisitamente dolce, morbido e avvolgente, si congeda con un elegante finale di prolungata e piacevolissima persistenza sapido minerale. Abbinamento per tradizione con i dolci tipici sardi.

Dove degustare. Cantine – Associazioni
Grazie alla cura e all’attenzione dei produttori locali, e alla Confraternita del Moscato di Sorso Sennori, nata nel 2008 da un gruppo di viticoltori e appassionati di questo nobile vitigno rappresentativo della Romangia, si ha la possibilità di continuare a conoscerlo.
Si possono contattare le seguenti cantine e aziende vitivinicole o associazioni per pianificare il wine tour o fare l’esperienza in vigna tra i filari o il social eating:
Giulio Ruiu
Associazione Vinos Vignaioli Nord Ovest Sardegna
Associazione Confraternita del Moscato

Gastronomia locale
Nella tradizione sennorese si ha il pane tipico della Romangia “pane tundu”, “pumatta” e “ozu”, ossia pane tondo, che viene scavato e riempito di pomodori freschi e olio extra vergine di oliva. A piacere si può aggiungere aglio, basilico o alici. Elementi semplici ma di grande gusto. Così si realizza un piatto della tradizione “Su fossu” da abbinare ai vini. Pane legato alle cerimonie e alle feste è il “Su cozzulu ‘e s’ou”.
Nella tradizione anche la carne e il pesce.
Accanto al classico agnello e porcetto in un letto di mirto, la variegata presenza di insaccati, elaborazioni di frattaglie e l’arcaico sambene (sangue del maiale), preparato in dolce, con uva passa e cioccolato. Nei prodotti del mare la “Zirulia” la razza e naturalmente i diversi fritti misti e le zuppe di pesce. Le lumache sono una lecornia della tradizione del territorio.
Nella cucina tradizionale vi sono anche le erbe e le verdure, l’olivicultura e la grande risorsa dell’olio. Considerato che a Sennori il moscato è il vino principe, si racconta che era considerato il vino dell’ospite, veniva conservato in una bottiglia di piccole dimensioni quasi a significare l’alto valore attribuito al passito che stava sulla tavola e veniva offerto in piccoli bicchieri da accompagnare ai dolci della tradizione come “sos cozzulos de saba” fatti di una sfoglia di pasta bianca che avvolge un ripieno di sapa o “Sos pabassinos” biscotti farciti di uva passa che si sciolgono in bocca con il sapore del moscato.
Ad oggi i prodotti tipici si possono degustare o durante le diverse iniziative enogastronomiche o si possono trovare nelle diverse attività produttive o nei ristoranti che valorizzano le risorse locali e la cucina del territorio.
Sennori appare fortemente legata alla storia dell’acqua e dell’agricoltura. I monumenti più importanti sono la Tomba dei Giganti di Oridda e la domus dell’Orto del Beneficio Parrocchiale, all’interno del centro urbano e i diversi nuraghi e fontane.
Tomba dei Giganti di Oridda unica in Sardegna
La Tomba dei Giganti di Oridda è un importante sito archeologico sennorese, distinguendosi per pregio, unicità e contesto ambientale. È un monumento unico nel suo genere per una serie di caratteristiche tipologiche che hanno permesso di definirla come una tomba di tipo Dolmenico Ortostatico (grossi blocchi lavorati per rivestire l’interno, scavato nella roccia) a camera ipogea e muratura a filari. Nella tomba sono stati rinvenuti gli scheletri di 27 individui umani. Sono stati rinvenuti anche dei materiali, interessanti esemplari di punteruoli con manico in osso e della ceramica che conferma una cronologia all’interno del Bronzo Medio.
La Domus de Janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale
Nel territorio la presenza di roccia calcarea ha permesso nel corso dei secoli, la realizzazione di diversi ipogei: tra questi, la Domus de janas dell’Orto del Beneficio Parrocchiale, una delle più articolate del territorio, una delle più interessanti della preistoria isolana del periodo neo-eneolitico. È una tomba a camera che si trova in area urbana, in prossimità dell’attuale sede comunale.
Si tratta di una delle domus de janas più articolate e importanti del territorio: è pluricelullare, del tipo cosiddetto “sassarese”, con undici ambienti e composta presumibilmente da due corpi di fabbrica collegati fra loro in un secondo momento.
Di grande pregio è la ricca decorazione scolpita con motivi corniformi. In particolare, in una cella denominata “Stanza delle Protomi”, queste appaiono ripetute per tre volte su una parete di fondo, a sua volta scolpita da lesene a rilievo.
Fontane Culto delle acque
Il culto delle acque è ben testimoniato con pozzi sacri e fontane. Funtana de su Anzu, Funtana de sa Conza Bezzas conce vecchie e Funtana Fritta (fontana delle acque fredde) Si racconta che le vedove non potevano andare a lavare i panni se non durante la notte, e attorno alla quale di davano appuntamento le anime delle donne morte durante il parto: sembra di cogliere l’eco del legame fra acqua e fertilità. Un’altra leggenda, ancora, parla di anime dei morti vicino a corsi d’acqua.

Nel cuore del centro storico si possono visitare diverse chiese tra cui la chiesa seicentesca di San Basilio Magno con il suo campanile che si può vedere da ogni angolo del paese e Chiese minori come il Rosario, Santa Lucia. Uno degli edifici religiosi più significativi di questa cittadina sarda è la Chiesa di Santa Croce. La sua struttura è di origine medioevale all’interno della quale è possibile ammirare alcune opere d’arte religiosa e decorazioni tradizionali.
Da visitare la chiesa ottocentesca campestre di San Giovanni dove vi si svolge la più importante festa del paese, conosciuta in tutta la Sardegna per l’imponente cavalcata e per la cerimonia dei “nenneris” sepolcri. Consiste nel disporre su un altare, classicamente attorno al simulacro del Cristo morto, piatti o ciotole pieni di steli pallidissimi, fitti, cresciuti nel buio delle case da legumi o granaglie umide, adorni di nastri o fiori colorati, più spesso rossi.

Il Comune di Sennori, oltre alle produzioni oli vitivinicole è conosciuto anche per la tradizione artigiana dei cestini e per il tipico costume tradizionale.
I cestini sono forgiati da abili mani degli artigiani che creano meravigliosi capolavori dalle diverse forme a seconda della funzione, mescolando inserti colorati, disegni e motivi tradizionali. A Sennori l’arte dell’intreccio è molto sentita. La tecnica è arrivata fino a noi grazie alle donne che, sedute sulla porta di casa forgiano capolavori partendo da umili materie prime come l’asfodelo o la raffia. Nelle trame e nei disegni dei cesti forgiati da intrecci tipici si può leggere un pezzettino di storia e l’anima di un popolo. Sennori vanta anche il costume tradizionale maschile e femminile tra i più preziosi dell’isola.
L’abito femminile vanta ben quattro varianti e conserva molti dettagli della sua foggia classica. Già nei primi del 1900 l’assetto dell’abbigliamento popolare del paese ricalca, seppur con differenze relative alla dimensione/quantità dei decori, la foggia attuale.
Enrico Costa, nel 1913, in “Costumi sardi”, ci descrive l’abbigliamento popolare sennorese e ci dice:
“Eppure se capitate a Sennori in un giorno festivo, vi recherà meraviglia il vedere abbigliate con un costume di gala le stesse villanelle scalze e quasi cenciose che vi hanno dato il buon giorno sulla strada di Sassari. Donde tanto lusso? La risposta è facile: dai risparmi ottenuti con un lungo e faticoso lavoro. Sono le foglie del palmizio che si sono trasformate in una sottana di panno, in un giubbone di scarlatto, in una candida pezzuola di lino. Siffatto costume è caratteristico merita una descrizione…”
Ad adornare il costume vi è il corredo dei gioielli costituito dai gemelli d’oro che chiudono la camicia allo scollo. Hanno forma sferoidale, in filigrana con granulazione raccanti nella torretta le iniziali della proprietaria. Una spilla a chiudere la camicia e la collana di filigrana d’oro composta da numerosi vaghi a forma di bottone detti ognuno “Postas” e spesso vi è appesa al centro una crocetta di filigrana o un medaglione. Ci sono diversi artigiani gioiellieri che forgiano i gioielli tipici, bellissimi da indossare e come ricordo dell’isola.

Anche il costume maschile è piuttosto ricco, mantenendo comunque il taglio classico di molti altri abiti sardi. Vestire uno di questi costumi è come fare un salto indietro nel tempo, come sentirsi cucita addosso tutta la forza del proprio passato. Le donne indossano ancora nei giorni di festa e nelle manifestazioni gli abiti tradizionali ricamati a mano, mentre gli uomini portano con orgoglio il gilet e il cappello tipici della zona.
È un modo per preservare le antiche tradizioni e per celebrare l’identità unica di questo luogo. Questi elementi sono parte integrante dell’identità di questo affascinante paese e rappresentano un ponte tra passato e presente che grazie all’ associazione Sos Femineddos la tradizione artigianale può essere ammirata durante le sfilate.
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