Dieci anni di passione, dialogo e vino.
La Confraternita dell’Arvesiniadu di Benetutti, da sempre impegnata nella formazione e nella valorizzazione del patrimonio vitivinicolo del Goceano, ha scelto di celebrare la decima edizione della manifestazione “Arvisionende in Chintina” con un dono speciale per tutti i viticoltori partecipanti: un Educational Tour esclusivo a Mamoiada, cuore pulsante della Barbagia.
Un premio che non è solo un riconoscimento, ma un vero e proprio viaggio di studio. Il nome stesso della manifestazione—un felice connubio tra il verbo sardo “arresionare” (chiacchierare, dialogare) e il vitigno—ne racchiude lo spirito: parlare di vino, confrontarsi, crescere. E quale miglior modo di concludere questo percorso se non imparare da una realtà che in pochi anni è diventata un modello di eccellenza territoriale?

I Protagonisti dell’Esperienza
Oltre 30 persone hanno preso parte a questo educational tour: soci della Confraternita, hobbisti e imbottigliatori provenienti da Benetutti e Bono, tra cui Francesca Cabras (di Bono), tecnici come l’enologo Paolo Cuguttu (Benetutti) e l’esperta di enoturismo Nadia De Santis di Alghero (Wine App).
Ad aprire il wine tour è stato il presidente della Confraternita, Giampaolo Sanna, che ha poi ceduto idealmente il testimone a una guida d’eccezione: l’enologo Simone Sedilesu, fondatore della cantina “VikeVike” e presidente dell’associazione Mamojà.

Mamoiada: Un Territorio Estremo, Un’Identità Forte
Mamoiada conta appena 2.500 abitanti, ma possiede un patrimonio viticolo straordinario: 350 ettari di vigneti distribuiti tra i 500 e i 950 metri sul livello del mare. Un’altitudine che garantisce forti escursioni termiche giorno-notte, fondamentali per l’aromaticità e l’equilibrio dei vini. I terreni, di origine granitica e leggermente acidi, regalano mineralità e freschezza. Qui dominano il Cannonau e un prezioso vitigno autoctono a bacca bianca: la Granatza.
Il segreto di questo successo collettivo si chiama Associazione Mamojà (nata nel 2015), che riunisce 70 viticoltori e 22 cantine con un obiettivo comune: valorizzare, promuovere e tutelare il territorio. Un esempio virtuoso di fare sistema.

Le Tappe del Tour: Tre Anime, un Solo Territorio
1. La Tradizione Familiare: Cantina Giuseppe Sedilesu
Prima tappa presso la storica cantina di Mamoiada: la Cantina di Giuseppe Sedilesu, oggi gestita dal figlio Salvatore insieme alla famiglia. Fondata negli anni Duemila dal nonno Giuseppe e dalla moglie Grazia, questa cantina è socio fondatore di Mamojà. Salvatore ha mostrato ai visitatori l’intero processo produttivo in biologico, ascoltando i tempi della natura. Etichette eccellenti come Mamuthone, Sartiu, Ballu Tundu, Carnevale e Grassia (riserve). Momento clou: la discesa nelle viscere dell’azienda, in una cavità dove riposano bottiglie di riserve preziosissime, testimoni di annate spettacolari.

2. L’Enologo Visionario: VikeVike di Simone Sedilesu
Il nome “VikeVike” è una tipica esclamazione sarda di stupore: “guarda guarda!”. Simone Sedilesu, giovane enologo che ha fondato la cantina nel 2015 dopo aver appreso i segreti della vinificazione da generazioni di viticoltori, punta tutto su Cannonau e Granatza. Il suo stile si discosta dai rossi tradizionali più corposi: mira all’eleganza e alla bevibilità, con fermentazioni spontanee e uso minimo di solfiti.

Abbiamo visitato le sue vigne un vero spettacolo paesaggistico fino a fermarci davanti a un ceppo centenario, vero protagonista del vigneto. In cantina, botti in legno maestose e un lavabo in granito, la roccia tipica dell’area.

In cantina, botti in legno maestose e un lavabo in granito, la roccia tipica dell’area.

Dopo Vike Vike la scoperta più intima: la cantina della moglie di Simone, Federica Dessolis enologa con esperienza di scuola francese, che insieme al fratello Francesco ha fondato la cantina “Esole” (dal cognome Dessolis, in dialetto mamoiadino). Ricavata nel garage di casa, è una bomboniera unica. Filosofia dell’azienda: lavorare al meglio in vigna per intervenire il meno possibile in cantina, unendo tradizione e innovazione che trovano espressione nei vini Granatza e Cannonau.

3. Il Vino è Donna: Eminas
Ultima tappa in vigna, ma non per importanza: Eminas (dal sardo Feminas, “donne”). Guidati da Maria Antonietta, una delle tre sorelle Melis (insieme a Emanuela e Roberta), e con la supervisione del papà Tonino, abbiamo vissuto un percorso sensoriale unico sotto le querce immerse nel panorama dei vigneti a 750 metri slm. La cantina è storicamente famosa per il suo Cannonau in purezza, rosso e rosato da agricoltura biologica.

Ma recentemente l’azienda ha dato spazio anche alla produzione dei vini bianchi: la propria interpretazione della Granatza, con il bianco “Promintha” un vino che spazia dai fiori di campo alla macchia mediterranea, con spiccate note agrumate e minerali, acidità vibrante e grande sapidità, e con l’altrettanto interessante “Tomelis”, vino che esprime il carattere del vitigno vermentino di recentissima introduzione nell’areale mamoiadino, vino dedicato al padre Tonino.
Il tutto accompagnato da un tagliere di salumi e formaggi tipici del territorio. Un connubio perfetto sotto le fronde rinfrescanti delle querce.

La Leva della Granatza e l’Esempio di Mamojà
A Mamoiada, la Granazza (o Granatza) copre solo il 5% dei vigneti, ma rappresenta una nicchia enologica preziosissima. Allevata ad alberello su terreni granitici a 650-750 metri, lavorata ancora a mano, regala vini bianchi di struttura e longevità. Una leva unica in un mercato estremamente competitivo.
La Conclusione Conviviale: Su Tapiu
Dopo tanta teoria, spazio alla convivialità presso il Ristorante Su Tapiu di Francesco Mulargiu, anche lui socio di Mamojà. Qui, i vini spettacolari dei produttori di Mamoiada sono stati abbinati a taglieri di salumi e formaggi locali e ai piatti della tradizione. Un lauto pranzo per consolidare saperi e sapori.

Le Lezioni Apprese: Un Modello per il Goceano
L’Educational Tour si è chiuso con tre riflessioni fondamentali:
- L’unione fa la forza. Come l’associazione Mamojà ha creato un fronte comune per la destinazione Mamoiada, così la Confraternita dell’Arvesiniadu può fare lo stesso per il Goceano, attorno al vitigno principe Arvesiniadu.
- Un vitigno come leva strategica. A Mamoiada, la Granatza (insieme al Cannonau) è diventata un elemento distintivo. Anche l’Arvesiniadu può diventare una leva unica e riconoscibile nel territorio sardo.
- Regole condivise, identità individuali. Ogni produttore può mantenere la propria specificità, ma seguendo un disciplinare comune. Uniti, ma con regole chiare. È la strada per competere senza perdersi, valorizzando ogni singola anima del territorio.
Un Epilogo di Entusiasmo e Prospettive Future
Il tour si è concluso con entusiasmo travolgente e ricco di spunti operativi per i prossimi passi. I partecipanti hanno lasciato Mamoiada non solo con la memoria indelebile di paesaggi, profumi e sapori autentici, ma anche con un bagaglio concreto di idee e strategie da applicare nel proprio territorio. Dall’importanza della comunicazione integrata tra cantine alla necessità di costruire una destinazione, fino alla consapevolezza che la formazione continua è il vero motore del cambiamento.
Dieci anni di “Arvisionende in Chintina” hanno regalato questa consapevolezza. E il miglior premio, in fondo, è aver capito che il futuro del vino sardo si scrive insieme. Con lo sguardo rivolto a Mamoiada come modello, e con il cuore saldamente ancorato al Goceano.
Arresionende sempre.


