C’è un momento, nella vita di un territorio, in cui la memoria diventa progetto e la tradizione si fa bandiera. Quel momento, per Borore, è arrivato ieri, sabato 23 maggio, al termine di una giornata entrata di diritto nella storia enologica dell’isola. Il piccolo centro del Marghine, custode dei vinaccioli di Cannonau più antichi d’Europa (1800 anni a.C.) , ha ufficializzato la propria adesione all’Associazione Nazionale “Città del Vino” con una cerimonia semplice e commovente, capace di riempire ogni angolo del prestigioso Museo del Pane.

A fare da sigillo simbolico, la consegna della bandiera “Città del Vino” da parte del vicepresidente dell’associazione, Giovanni Antonio Secchi, al sindaco Tore Ghisu, visibilmente emozionato. Un passaggio di consegne che sa di riscatto culturale, dopo decenni in cui l’archeologia aveva già dimostrato – grazie agli studi di Gary e Maud Webster e alla certificazione dell’Università Bicocca di Milano – che proprio qui, a Duos Nuraghes, la domesticazione della vite ha radici profonde come poche in tutto il continente.

Un convegno gremito: quando la tradizione abbraccia l’innovazione
La mattinata si era aperta con un convegno molto partecipato che ha letteralmente fatto registrare il tutto esaurito.

Dopo i saluti istituzionali la parola è passata ad esperti, agronomi, storici dell’alimentazione e istituzioni si sono alternati sul palco, intrecciando racconti antichi e visioni contemporanee, convegno moderato da Valentina Caruso.

Il filo conduttore: come trasformare un patrimonio archeologico unico in una filiera vitivinicola moderna, sostenibile e identitaria. Grande attenzione è stata dedicata alle tecniche di vinificazione eroica, al recupero dei vitigni autoctoni minori e al ruolo del vino come volano per l’enoturismo rurale. Pubblico attento e un’atmosfera da sala gremita che ha dimostrato quanto il tema sia sentito non solo dagli addetti ai lavori, ma dall’intera comunità.

Pomeriggio di assaggi: la poesia degli hobbisti e la concretezza della prima cantina che imbottiglia Tenute Nicolò Porcu
Nel pomeriggio, spazio alla parte più gustosa e conviviale. Prima una Masterclass Wine & Food Experience che ha guidato i partecipanti in un viaggio sensoriale tra i profumi del territorio, con abbinamenti studiati ad arte con i prodotti del territorio.
Ma il vero colpo di scena è stato l’affollatissimo banco d’assaggio dedicato ai vini degli hobbisti: bottiglie nate da piccoli appezzamenti, custodite con amore maniacale, Vini di grande personalità, capaci di regalare emozioni autentiche. Un concentrato di Sardegna vera, quella che non cerca etichette patinate ma sostanza.

Prima azienda che imbottiglia a Borore: Tenute Nicolò Porcu. Un passaggio storico per il paese, che da oggi può finalmente contare su una realtà imprenditoriale strutturata, capace di valorizzare il Cannonau e gli altri vitigni del territorio con rigore e passione.
Un modello di sistema
L’evento è stato promosso dal Comune di Borore e dal Distretto Rurale Media Valle del Tirso, con il sostegno della Regione Sardegna, delle agenzie Laore e Agris, del Gal Marghine, del Consorzio Agnello di Sardegna IGP e della Pro Loco. Un lavoro corale che ha restituito dignità e prospettiva a un territorio spesso dimenticato.

All’uscita, tra un calice e l’altro, si respirava aria di rinascita. Borore, da oggi, non è più solo il paese del pane rituale. È anche, ufficialmente, Città del Vino. E il futuro, si spera, sarà ancora più intenso di questo primissimo, indimenticabile brindisi.
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