Sabato 23 maggio il piccolo centro del Marghine si fa capitale della viticoltura sarda. Nel segno del Cannonau più antico d’Europa, tra archeologia, Territorio e grandi interpreti locali.
C’è un luogo, in Sardegna, dove il vino non è solo bevanda, ma memoria archeologica, identità rurale e futura eccellenza. È Borore, paese che da millenni custodisce nel proprio suolo le tracce più antiche della vite domestica del Mediterraneo. E sarà proprio qui, sabato 23 maggio, che andrà in scena “Borore Città del Vino” , una giornata interamente dedicata alla cultura enologica dell’isola, capace di intrecciare scienza, paesaggio e piacere della tavola.

Il teatro dell’evento è d’eccezione: il prestigioso Museo del Pane Rituale, luogo simbolo della civiltà del grano, che per un giorno si apre anche al nettare di Bacco, dimostrando come in Sardegna i linguaggi della tradizione alimentare siano da sempre in dialogo.
Si parte alle 10.00 con un convegno che promette di fare chiarezza su una storia ancora troppo poco raccontata. A salire sul palco saranno esperti, ricercatori e istituzioni. A conclusione del Convegno sarà consegnata la bandiera “Città del Vino” al primo cittadino da parte dei refenti dell’associazione.

Nel pomeriggio spazio alla Masterclass Wine & Food Experience, un’immersione sensoriale guidata da produttori locali e tecnici del gusto.

Ma è con la sera che la manifestazione accende la sua anima più conviviale e popolare: degustazioni itineranti a perdita d’occhio, tra cantine, cortili e spazi del centro storico, dove ogni calice sarà l’occasione per incontrare chi quel vino lo fa con le mani nella terra. Un format che restituisce al visitatore l’esperienza autentica della wine community sarda, lontana dai circuiti mainstream.

A fare da cornice, il recente ingresso di Borore nell’Associazione Nazionale “Città del Vino” , un traguardo che sancisce una rinascita consapevole.L’iniziativa è promossa dal Comune di Borore e dal Distretto Rurale Media Valle del Tirso, con il sostegno della Regione Sardegna, delle agenzie Laore e Agris, del Gal Marghine, del Consorzio Agnello di Sardegna IGP e della Pro Loco. Un modello virtuoso di sistema, dove pubblico e privato remano nella stessa direzione: quella di un’isola che sa di vite, mare e grano, e che finalmente sceglie di raccontarsi a calice alzato.
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